La dorsalgia

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Introduzione

Con il termine dorsalgia intendiamo un dolore localizzabile nella parte dorsale (tra le vertebre D1 e D12), più o meno tra la base del collo e il diaframma. Essa può avere origine dalle strutture muscolo – scheletriche (vertebre, costole, faccette articolari, muscoli, tendici, ecc. ecc.) o rappresentare il manifestarsi di patologie degli organi interni (polmoni, cuore, colicisti, fegato, ecc. ecc.). I dolore causato dalla dorsalgia può essere acuto o cronico e frequentemente è associato alla lombalgia e alla cervicalgia. Oltre al dolore, il dorso si irrigidisce e i muscoli vicini alla colonna vertebrale sono contratti e dolenti. Altresì, di frequente, la sindrome algica non ha origine dal tratto dorsale vero e proprio ma dalla parte cervicale e viceversa, patologie che interessano il tratto dorsale possono dare vita a dolore in sedi differenti: si pensi alle lombalgie di natura dorsale, dei falsi dolori viscerali, delle pseudo tendiniti trocanteriche o pubiche ecc.

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Nella letteratura scientifica non esistono numerose pubblicazioni riguardanti la dorsalgia, probabilmente perché è un dolore meccanico che si presenta raramente sia nel corso dell’adolescenza, sia in età adulta. Sovente è collegata ad altre due patologie: la lombalgia, che è un disturbo diffuso che coinvolge i muscoli e le ossa della schiena, e la cervicalgia che è un dolore al collo che si protrae per un periodo di tempo e che può oscillare da poche settimane fino ad anni.

Cause della dorsalgia

La dorsalgia è una patologia che può avere origine per vari motivi, che possono essere divisi in due grandi aree.

  • Cause collegabili alle strutture muscolo – scheletriche:
    • quando si rimane a lungo con la schiena piegata davanti al computer provocando delle alterazioni posturali;
    • nel momento in cui si verificano microtraumi ripetuti in ambito lavorativo e sportivo; quando si patisce la cervicalgia (di solito dovuta allo stress, a disturbi posturali e a scarsa forma fisica);
    • in caso di artrosi e/o scoliosi;
    • quando si soffre di osteoporosi grave;
    • nei casi in cui si presentano delle infezioni ossee (come per esempio la malattia di Pott che è una forma di tubercolosi che aggredisce le vertebre);
    • in presenza di malattie reumatologiche (come la spondilite anchilosante che interessa la colonna vertebrale.
  • Cause riconducibili a patologie legate agli organi interni:
    • quando si è in presenza di una contrattura del diaframma che può essere causata da stress o sovraccarico fisico;
    • quando siamo in presenza di stati di sofferenza dello stomaco (come può avvenire in caso di gastrite)
  • Cause più frequenti rimangono comunque:
    • l’ipercifosi
    • la frattura vertebrale da osteoporosi.

    Tali patologie sono riscontrabili soprattutto nei pazienti avanti con gli anni che, con l’avanzare dell’età, hanno la tendenza a curvarsi in avanti a causa di una o più patologie della colonna vertebrale. Meno frequente è invece il caso di una dorsalgia dovuta ad un’ernia del disco in questo tratto della colonna. Tra le ernie della colonna vertebrale, queste sono le più rare (con un’occorrenza del solo dieci percento su tutti i tipi di ernie) e interessano in particolare le vertebre, i dischi intervertebrali e le radici nervose nella zona compresa fra D8 e D11, cioè tra l’ottava e undicesima vertebra dorsale. Un caso particolare, dolore dorsale interscapolare: questa è la più comune forma di dorsalgia e, nonostante sia percepita nella zona medio – dorsale, proviene quasi sempre da una patologia che coinvolge le ultime tre vertebre cervicali. Ancor più rare sono le infezioni ossee e le patologie reumatologiche (reumatismi).

dolsalgia quali sono le cause

Sintomi e diagnosi della dorsalgia

È comprensibile come i sintomi siano chiaramente tanto più importanti e invalidanti, tanto più è interessato il tessuto nervoso (midollo e radici nervose). È quindi fondamentale recarsi presso il proprio medico specialista qualora si evidenzino con il dolore, anche i sintomi neurologici quali le alterazioni della sensibilità degli arti, le difficoltà motorie e il senso di debolezza delle gambe.
La diagnosi di dorsalgia deve essere sempre effettuata da un medico specialista come un ortopedico, neurochirurgo o fisiatra. Lo specialista, alla luce delle proprie competenze e della visita medica effettuata, può capire l’origine della dorsalgia e fare richiesta di ulteriori esami strumentali come una radiografia dorsale, una risonanza magnetica o TAC dorsale utili per andare a fondo rispetto alla problematica lamentata dal paziente.

Diagnosi e sintomi della dorsalgia

Rimedi e trattamenti per la dorsalgia

I rimedi principali per intervenire in caso di dorsalgia sono:

  • terapia farmacologica per lenire il dolore nella fase acuta. È indicata l’assunzione di antinfiammatori e antidolorifici;
  • terapia riabilitativa, sono consigliate delle sedute di fisioterapia per rilassare i muscoli, delle sedute di ultrasuoni e terapia manuali come l’osteopatia.
  • terapia chirurgica percorribile esclusivamente nei casi più gravi di dorsalgia.
  • Correzione della postura con l’assunzione di posture adeguate durante l’arco della giornata. È consigliabile prendere parte ad alcune sedute di chinesiterapia posturale ed indossare un busto correttivo.
  • Esercizi fisici da effettuare tutti i giorni a casa per muovere e sciogliere il tratto dorsale.

La maggioranza dei casi di dorsalgia sono di origine muscolo tendinea, pertanto sono risolvibili attraverso la commistione di terapia medica (somministrazione di farmaci antidolorifici, miorilassanti e antinfiammatori) ed esercizi di fisioterapia specifici.

Quando la causa di dorsalgia è ascrivibile ad una frattura vertebrale da osteoporosi, il chirurgo vertebrale (ortopedico o neurochirurgo) può fare ricorso ad interventi mini – invasivi, che comportano cioè poco stress al fisico della persona e tempistiche di recupero decisamente veloci. I principali interventi per trattare le fratture vertebrali sono:

  • vertebroplastica percutanea;
  • cifoplastica percutanea;
  • stabilizzazione vertebrale open e/o percutanea.

La vertebroplastica percutanea è una pratica mini – invasiva. Essa si concretizza nell’iniezione mediante un ago metallico, appositamente conformato, introdotto sotto la guida della tomografia computerizzata (TAC) o della fluoroscopia digitale, di un cemento osseo a bassa viscosità già da tempo utilizzato in interventi ortopedici. Il cemento, chiamato polimetilmetracrilato o PMMA, si diffonde all’interno del corpo vertebrale fratturato prevenendo nuovi cedimenti. Il cemento iniettato all’interno della vertebra si solidifica attraverso un processo chimico che genera calore, ottenendo così il doppio risultato di rafforzare la vertebra, permettendo di sopportare le sollecitazioni legate al carico del peso corporeo e dei movimenti del busto, e di asciugare l’edema causato dalla frattura stessa. Ciò comporta una riduzione dei sintomi e permette a quei pazienti che hanno diminuito la loro attività fisica di acquistare nuovamente capacità di movimento.

La cifoplastica, invece, è una metodo veloce e a basso rischio. Essa è riservata al trattamento di quelle fratture che non hanno causato la compressione delle strutture nervose che i trovano all’interno del canale vertebrale, o che non presentano caratteristiche di alta instabilità, ovvero di rischio di cedimento della colonna vertebrale nel tratto interessato dalla frattura. Si tratta di un metodica percutanea mini – invasiva decisamente simile alla vertebroplastica dalla quale si differenzia, in quanto ha l’obiettivo di correggere la deformità del corpo vertebrale conseguente alla frattura sfruttando varie tecniche. La cifoplastica con palloncino consente di lenire o estinguere il dolore alla schiena dovuto dalla frattura, di ripristinare l’altezza del corpo vertebrale e di allineare correttamente la colonna. Un trattamento immediato ed efficace (stabilizzazione dell’osso fratturato) può far diminuire le complicanze delle fratture vertebrali, in particolar modo quelle associate ad altri trattamenti, quali il lungo riposo a letto e l’assunzione di antidolorifici.
Per i pazienti giovani, o comunque al di sotto del cinquantesimo anno di età, o quando vi è un coinvolgimento delle strutture nervose è consigliabile procedere con tecniche chirurgiche consentono un maggior controllo del midollo e delle radici nervose. Questo si ottiene tramite un intervento di stabilizzazione vertebrale posteriore con viti peduncolari e barre in titanio.

La terapia manuale per la dorsalgia

Il trattamento della dorsalgia con i mezzi fisici

In caso di dorsalgia si usa anche la terapia l’applicazione del laser o della tecar terapia con buoni risultati, in particolare sul rilassamento dei muscoli. Inoltre è fondamentale che i pazienti migliorino la propria postura attraverso esercizi di ginnastica posturale. Quest’ultima è un’efficace strumento di prevenzione e di trattamento allo stesso tempo. La dorsalgia posturale è infatti causata da posizioni sbagliate. Sarà pertanto necessario variare le proprie abitudini di vita assumendo posizioni adeguate tutti i giorni. Per chi patisce dolori connessi alla dorsalgia, sono indicati i seguenti esercizi:

  • unire le mani dietro alla schiena e mantenere la posizione per circa quindici secondi;
  • congiungere le mani sopra alla testa stendendo quanto più possibile le braccia e rimanere in questa posizione per quindici secondi;
  • stendere il tratto dorsale contro lo schienale della sedia, stando seduti;
  • sdraiarsi in posizione supina e allungare mani e braccia in direzioni opposte, mantenendo la posizione per quindici secondi;
  • piegare i gomiti e portare le braccia verso l’esterno, senza tuttavia staccare i gomiti dal tronco;
  • stando seduti, incrociare le braccia dietro alla schiena e girare il tronco da una parte all’altra;
  • da seduti, provare a toccare il pavimento muovendo il tronco da una parte all’altra.

È consigliata anche la magnetoterapia. Quest’ultima porta ad una veloce scomparsa dei sintomi dolorosi. La magnetoterapia, infatti, ha un effetto antalgico per azione nervosa centrale (la cosiddetta Gate Theory) e stimola la produzione di endorfine. Se ripetuta nel tempo, la magnetoterapia facilita la riattivazione del microcircolo locale permettendo l’apporto di sostanze nutritive fondamentali e allo stesso tempo la rimozione di sostanze di scarto con la conseguente risoluzione del processo di infiammazione.

dolsalgia come intervenire con la tecarterapia

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