Al giorno d’oggi alla base dei dolori al collo c’è anche lo smartphone, che molto spesso porta a stare a trascorrere diverso tempo con la testa inclinata in avanti. Oltre a queste problematiche meccaniche va inserito anche un aspetto comportamentale, molte persone fanno un lavoro di repressione delle emozioni negative come tristezza, rabbia e delusione. Queste si accumulano durante una giornata e nel reprimerle, solitamente si ha la tendenza a chiudere le spalle che vengono portate in avanti e in alto con conseguente contrazione muscolare.
Sono quelli che interessano i movimenti di collo e spalle, ma se ne usano molti altri. In particolare per mantenere la posizione con le spalle chiuse si usano il pettorale, il trapezio e lo sternocleitomastoideo, che sollecitati durante il giorno portano a creare fastidiose contratture che nel movimento impediscono la normale escursione articolare, mentre se le si tocca sono dure e provocano dolore.
Per contrastare le problematiche alla cervicale si fa ricorso a diverse terapie, dalla massoterapia al pompage, dalla tecar terapia all’uso di TENS, sino a giungere alla Laser terapia. In caso di cervicalgia ci si può anche affacciare all’idrokinesiterapia. Quest’ultima è una pratica olistica che usa la riabilitazione in acqua per agevolare il recupero funzionale in seguito ad un intervento chirurgico o un evento traumatico.
In caso di cervicalgia, l’acqua con una temperatura intorno ai 32 – 34 gradi, oltre a generare una pompa dal punto di vista venoso migliorando in questo modo l’aspetto circolatorio, induce anche uno stato di rilassamento neuro – muscolare. Facendo galleggiare il paziente in posizione orizzontale mediante l’uso di tubi di spugna (tondoludo) lo si dispone come se fosse sdraiato a letto ottenendo in questa maniera uno scarico totale di tutte le articolazioni che in questo modo possono muoversi liberamente. Il terapista avvolge la testa del paziente con le mani e lo sorregge dandogli sicurezza e tranquillità nei movimenti. In questa posizione si possono svolgere la maggior parte delle manovre che si eseguono durante un massaggio sul lettino: rotazioni, trazioni, pompage ecc. in modo più libero e soprattutto molto più ampia poiché una semplice inclinazione del collo in acqua si traduce in un’inclinazione di tutto il corpo attraverso la mancanza di resistenza e ad un accentuato stato di rilassamento. Allo stesso tempo è possibile fare delle rotazioni ed anche in questo caso oltre ad interessare il collo si stimola una rotazione di tutto il corpo. Stessa cosa per le trazioni. Oltre a tutti questi movimenti è possibile effettuare anche massaggi e fare ricorso alla digitopressione sui più importanti trigger points. Questi ultimi sono punti della fascia muscolare della zona cervicale in costante contrazione patologica.
L’idrokinesiterapia comporta vari benefici: un rilassamento totale grazie alle caratteristiche dell’acqua calda e alle manovre graduali ma incisive del terapista: una ritrovata capacità di muovere il collo mediante manovre più ampie ma comunque controllate e graduali; uno scarico della colonna vertebrale causato dalla posizione e dalle manovre di trazione e rotazione svolte.
Inoltre, è bene precisare, che l’idrokinesiterapia, nonostante sia una pratica non molto nota, è molto efficace. Parliamo di un metodo olistico che genera nel paziente anche un non indifferente stato di gradevole rilassamento sia dal punto di vista fisico che dell’apparato mentale. La chiave dei risultati ottenuti attraverso l’idrokinesiterapia risiede nel calore dell’acqua e nei movimento graduali indotti dal terapista che durante la seduta sostiene in maniera costante il paziente. Attraverso l’acqua si origina quella relazione empatica fra paziente, terapista e l’acqua che da vita e favorisce il benessere e la cura di diverse patologie. La condizione di scarico ponderale permette al paziente di avere la possibilità di non dare vita a quel meccanismo di difesa e protezione dell’articolazione danneggiata, così ricorrente a secco, che porta l’articolazione a muoversi il meno possibile al fine di scongiurare il dolore.
Il secondo aspetto è invece quello legato alle reazioni fisiologiche del organismo dell’essere umano immerso in acqua e specificatamente in acqua calda. Innanzitutto in acqua il sistema propriocettivo ed estrocettivo (i recettori che registrano ciò che succede nel corpo umano e nell’ambiente) reagiscono in maniera differente rispetto a quanto avviene a secco, in particolare il tono dei muscoli è diminuito; questo calo può favorire a dare soluzione ad algie causate da spasmi e contratture muscolari, consentendo una riorganizzazione del movimento e dell’assetto corporeo, attraverso un’azione sinergica con lo spiazzamento degli abituali schemi motori e risposte proprio ed estrocettive. È proprio la diminuzione del tono dei muscolari legata alla temperatura alta dell’acqua calda a permettere la risoluzione di contratture che provocano dolore. Se all’azione di questi meccanismi sono accompagnati esercizi mirati, mutuati dalle attività a secco ma idoneamente cambiati per l’ambiente acquatico, l’effetto sarà cumulativo nel senso di eliminazione dello stato doloroso e di rientro allo stato normale delle cose. È fondamentale, tuttavia, che i terapisti siano idoneamente preparati, non esclusivamente sulla problematica specifica, ma anche sulle caratteristiche e sulle esigenze dell’attività svolta in acqua, che è speculare ma anche differente da quella a secco.
In conclusione, possiamo tranquillamente dire che nell’ultimo trentennio l’idrokinesiterapia, ben nota già dall’antichità, si è innestata perfettamente nei percorsi di riabilitazione tradizionali. Oggigiorno, anche attraverso i numerosi traguardi raggiunti, si può tranquillamente dire che questo metodo di riabilitazione motoria è diventato a tutti gli effetti parte integrante di svariati percorsi riabilitativi.
Dopo essere entrato in acqua, il terapista cerca di individuare la problematica attraverso il modo di camminare della persona. In questa fase l’operatore fa anche attenzione al livello di approccio con l’acqua, alla gravità del dolore e alla sua dislocazione e chiede al paziente la storia della problematica. Appena entrato in acqua il paziente deve rilassarsi rimuovendo stati di tensione e barriere psicologiche connesse alla patologia. Si comincerà con la posizione verticale con l’aiuto di piccoli galleggianti; saranno fatti dei movimenti in deambulazione e statici di coordinazione al fine di consentire alla persona di rientrare in controllo del proprio corpo e fargli scoprire i compensi instauratisi a causa della patologia.
