L’idrokinesiterapia e la cura della cervicale

L’idrokinesiterapia e la cura della cervicale

idrokinesiterapia e cervicale per il dolore

Introduzione

I dolori alla cervicale sono comunemente conosciuti anche come cervicalgia. Nei casi più acuti i fastidi iniziano dalla base del capo fino a causare mal di testa e capogiri. Questi dolori sono generati da un’errata postura reiterata nella vita di tutti i giorni, infatti le persone che ne soffrono di più sono coloro che esercitano professioni sedentarie (chi rimane davanti al computer per diverse ore al giorno) senza l’ausilio di mezzi come una sedia ergonomica, schermo posizionato in base alla propria altezza.

Al giorno d’oggi alla base dei dolori al collo c’è anche lo smartphone, che molto spesso porta a stare a trascorrere diverso tempo con la testa inclinata in avanti. Oltre a queste problematiche meccaniche va inserito anche un aspetto comportamentale, molte persone fanno un lavoro di repressione delle emozioni negative come tristezza, rabbia e delusione. Queste si accumulano durante una giornata e nel reprimerle, solitamente si ha la tendenza a chiudere le spalle che vengono portate in avanti e in alto con conseguente contrazione muscolare.

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Anatomia cervicale

Il tratto di colonna vertebrale coinvolto nei dolori alla cervicale, è formato da sette vertebre che solitamente sono identificate come “C1 – C7”. È la porzione di colonna vertebrale mobile per eccellenza, infatti consente movimento di flesso-estensione, di inclinazione e di rotazione. Questi movimento possono essere eseguiti mediante il collegamento delle vertebre a muscoli precisi, tra i più importanti va menzionato il trapezio, lo sternocleitomastoideo e l’elevatore della scapola.
Sono quelli che interessano i movimenti di collo e spalle, ma se ne usano molti altri. In particolare per mantenere la posizione con le spalle chiuse si usano il pettorale, il trapezio e lo sternocleitomastoideo, che sollecitati durante il giorno portano a creare fastidiose contratture che nel movimento impediscono la normale escursione articolare, mentre se le si tocca sono dure e provocano dolore.

Per contrastare le problematiche alla cervicale si fa ricorso a diverse terapie, dalla massoterapia al pompage, dalla tecar terapia all’uso di TENS, sino a giungere alla Laser terapia. In caso di cervicalgia ci si può anche affacciare all’idrokinesiterapia. Quest’ultima è una pratica olistica che usa la riabilitazione in acqua per agevolare il recupero funzionale in seguito ad un intervento chirurgico o un evento traumatico.

anatomia cervicale

Cosa fa l’idrokinesiterapia per il rachide cervicale

L’idrokinesiterapia consiste in un trattamento di riabilitazione a tutti gli effetti e l’immersione in acqua comporta un arricchimento della seduta di un particolare aspetto psicomotorio. Questo metodo è indicato per pazienti con problematiche di diversa origine a carico del sistema nervoso centrale, sistema nervoso periferico, vascolare, ortopedico-traumatologico. L’idrokinesiterapia è decisamente indicata: nelle fasi iniziali dei programma di riabilitazione; in seguito al ricorso alla chirurgia, per il recupero funzionale; per riprendere in maniera idonea i movimenti spontanei. Questo trattamento in acqua è accompagnato, sovente, ad un percorso riabilitativo a secco o usata come unico trattamento.

cervicale e fisioterapia a secco

È anche consigliata per eseguire esercizi in scarico parziale o totale, agevolando lo svolgimento di movimenti che a secco sarebbe complicato o impossibile fare. In acqua è possibile fare esercizi, in maniera sicura e confortevole, ponendo come fine il miglioramento di tutte le qualità fisiche (resistenza, forza, velocità) e delle qualità condizionali (elasticità muscolare che porta al miglioramento dell’escursione articolare, coordinazione neuro – muscolare). Durante una seduta di idrokinesiterapia, il terapista sostiene la persona durante il galleggiamento per tutta la durata della lazione e il lavoro sul miglioramento dell’equilibrio e la resistenza al movimento è costante. L’operatore può inserire diversi attrezzi e avvalersene per ottenere risultati efficaci. Tra gli aiuti si hanno galleggianti per collo, caviglie, polsi, barre natatorie, guanti, tavole, pinne, cyclette subacquea, tubi galleggianti, step, palloni.
In caso di cervicalgia, l’acqua con una temperatura intorno ai 32 – 34 gradi, oltre a generare una pompa dal punto di vista venoso migliorando in questo modo l’aspetto circolatorio, induce anche uno stato di rilassamento neuro – muscolare. Facendo galleggiare il paziente in posizione orizzontale mediante l’uso di tubi di spugna (tondoludo) lo si dispone come se fosse sdraiato a letto ottenendo in questa maniera uno scarico totale di tutte le articolazioni che in questo modo possono muoversi liberamente. Il terapista avvolge la testa del paziente con le mani e lo sorregge dandogli sicurezza e tranquillità nei movimenti. In questa posizione si possono svolgere la maggior parte delle manovre che si eseguono durante un massaggio sul lettino: rotazioni, trazioni, pompage ecc. in modo più libero e soprattutto molto più ampia poiché una semplice inclinazione del collo in acqua si traduce in un’inclinazione di tutto il corpo attraverso la mancanza di resistenza e ad un accentuato stato di rilassamento. Allo stesso tempo è possibile fare delle rotazioni ed anche in questo caso oltre ad interessare il collo si stimola una rotazione di tutto il corpo. Stessa cosa per le trazioni. Oltre a tutti questi movimenti è possibile effettuare anche massaggi e fare ricorso alla digitopressione sui più importanti trigger points. Questi ultimi sono punti della fascia muscolare della zona cervicale in costante contrazione patologica.
L’idrokinesiterapia comporta vari benefici: un rilassamento totale grazie alle caratteristiche dell’acqua calda e alle manovre graduali ma incisive del terapista: una ritrovata capacità di muovere il collo mediante manovre più ampie ma comunque controllate e graduali; uno scarico della colonna vertebrale causato dalla posizione e dalle manovre di trazione e rotazione svolte.

Questa pratica fisioterapica comporta, però, anche delle controindicazioni: presenza di ernie nella zona cervicale; l’insorgere di otiti, le orecchie vengono immerse nell’acqua e quindi per chi ha patito di questa patologie l’idrokinesiterapia può risultare molto fastidiosa; c’è anche chi ha paura dell’acqua, in particolare la pratica di galleggiamento può mettere in soggezione chi non ha un buon rapporto con l’acqua causando un complessivo irrigidimento che va contro agli obiettivi che ci si pone durante l’esercizio.
Inoltre, è bene precisare, che l’idrokinesiterapia, nonostante sia una pratica non molto nota, è molto efficace. Parliamo di un metodo olistico che genera nel paziente anche un non indifferente stato di gradevole rilassamento sia dal punto di vista fisico che dell’apparato mentale. La chiave dei risultati ottenuti attraverso l’idrokinesiterapia risiede nel calore dell’acqua e nei movimento graduali indotti dal terapista che durante la seduta sostiene in maniera costante il paziente. Attraverso l’acqua si origina quella relazione empatica fra paziente, terapista e l’acqua che da vita e favorisce il benessere e la cura di diverse patologie. La condizione di scarico ponderale permette al paziente di avere la possibilità di non dare vita a quel meccanismo di difesa e protezione dell’articolazione danneggiata, così ricorrente a secco, che porta l’articolazione a muoversi il meno possibile al fine di scongiurare il dolore.

L’idrokinesiterapia e la cura della cervicale

Perché l’acqua calda?

L’acqua calda agisce mediante due meccanismi fondamentali. In primis c’è la diminuzione del carico sulla colonna vertebrale. Il peso del cranio, insiste sul rachide cervicale. Esso decresce attraverso la legge di Archimede che afferma: «Un corpo immerso completamente o parzialmente in un fluido riceve una spinta diretta dal basso verso l’alto pari al peso della massa di fluido spostato».
Il secondo aspetto è invece quello legato alle reazioni fisiologiche del organismo dell’essere umano immerso in acqua e specificatamente in acqua calda. Innanzitutto in acqua il sistema propriocettivo ed estrocettivo (i recettori che registrano ciò che succede nel corpo umano e nell’ambiente) reagiscono in maniera differente rispetto a quanto avviene a secco, in particolare il tono dei muscoli è diminuito; questo calo può favorire a dare soluzione ad algie causate da spasmi e contratture muscolari, consentendo una riorganizzazione del movimento e dell’assetto corporeo, attraverso un’azione sinergica con lo spiazzamento degli abituali schemi motori e risposte proprio ed estrocettive. È proprio la diminuzione del tono dei muscolari legata alla temperatura alta dell’acqua calda a permettere la risoluzione di contratture che provocano dolore. Se all’azione di questi meccanismi sono accompagnati esercizi mirati, mutuati dalle attività a secco ma idoneamente cambiati per l’ambiente acquatico, l’effetto sarà cumulativo nel senso di eliminazione dello stato doloroso e di rientro allo stato normale delle cose. È fondamentale, tuttavia, che i terapisti siano idoneamente preparati, non esclusivamente sulla problematica specifica, ma anche sulle caratteristiche e sulle esigenze dell’attività svolta in acqua, che è speculare ma anche differente da quella a secco.
In conclusione, possiamo tranquillamente dire che nell’ultimo trentennio l’idrokinesiterapia, ben nota già dall’antichità, si è innestata perfettamente nei percorsi di riabilitazione tradizionali. Oggigiorno, anche attraverso i numerosi traguardi raggiunti, si può tranquillamente dire che questo metodo di riabilitazione motoria è diventato a tutti gli effetti parte integrante di svariati percorsi riabilitativi.

Il trattamento in acqua del rachide cervicale

L’idrokinesiterapia consente di agire allo stesso tempo in modalità passiva ed attiva. È fondamentale che il paziente faccia il movimento in forma attiva, per poter ristabilire quelle sensazioni (attivazioni cinestetiche) indicate dal sistema nervoso.
Dopo essere entrato in acqua, il terapista cerca di individuare la problematica attraverso il modo di camminare della persona. In questa fase l’operatore fa anche attenzione al livello di approccio con l’acqua, alla gravità del dolore e alla sua dislocazione e chiede al paziente la storia della problematica. Appena entrato in acqua il paziente deve rilassarsi rimuovendo stati di tensione e barriere psicologiche connesse alla patologia. Si comincerà con la posizione verticale con l’aiuto di piccoli galleggianti; saranno fatti dei movimenti in deambulazione e statici di coordinazione al fine di consentire alla persona di rientrare in controllo del proprio corpo e fargli scoprire i compensi instauratisi a causa della patologia.

Idrokinesiterapia esercizi per la cervicale senza sforzo

Dopodiché in decubito supino con galleggianti al collo, in zona lombare e alle gambe saranno effettuate le prese cervico/dorsale, cervicale, lombo sacrale (sia posteriormente che frontalmente), al cavo popliteo, alle caviglie, oscillazioni laterali con diverse ampiezze, trazioni, torsioni e rotazioni della lombosacrale, aperture e chiusure del tronco sulle gambe. Il fine di questo lavoro è far rilassare il paziente e diminuire gli stati di tensione dei muscoli, liberare le articolazioni oltre che nella sede specifica della patologia anche negli altri distretti. Dopodiché si passerà ad esercizi di scarico della colonna e di allungamento, di rinforzo (addominali, dorsali, gambe e glutei). Infine si passerà ad esercizi in decubito prono con l’obiettivo di rilassare ulteriormente il paziente che, con il viso sott’acqua, non sarà distratto visivamente dall’ambiente e potrà mettere la propria attenzione solo sulle sensazioni che sente migliorando l’efficacia ed incrementando il rilassamento. Si lavora sia in apnea (al fine di incrementare il controllo psicologico) che con maschera e boccaglio (per fare esercizi più a lungo agendo sulla respirazione. Espirando più a lungo dal boccaglio si interviene sui muscoli espiratori e si avrà anche un aumento della capacità ventilatoria).

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