La cervicalgia

La cervicalgia

cervicalgia dolore cervicale e braccio

Introduzione

Per cervicalgia si fa riferimento ad un dolore che interessa la regione cervicale con possibile estensione al braccio, pertanto si parla talvolta anche di cervico – brachialgia. Parliamo di un disturbo muscolo – scheletrico decisamente ricorrente, da cui ne sono affetti almeno una volta nella vita i due terzi della popolazione mondiale.

Esso è percepito all’altezza delle componenti che costituiscono il tratto cervicale della colonna vertebrale. La cervicalgia può essere acuta e cronica con cause e modalità patogenetiche differenti.

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Le cause della cervicalgia

La cervicalgia di natura muscolare è la forma più frequente di tipo acuto, che può essere causata da una postura scorretta (ad esempio rimanere davanti allo schermo del computer per diverse ore al giorno) oppure dopo una violenta flesso – estensione della muscolatura del collo (colpo di frusta); ciò da vita ad uno stress meccanico che, andando oltre al limite di tolleranza delle strutture anatomiche citate, diventa causa di dolore.

Nella maggior parte dei casi le cervicalgie di tipo muscolare non sono dovute dal colpo di frusta o da altri traumi, ma hanno un’origine posturale in quanto lo stato di salute del collo è legato alla curvatura della colonna sottostate e dalla posizione della nuca. Il dolore nel collo può essere causato da tensione dei muscoli scaleni, sub – occipitali, piccoli pettorali, sottoscapolari ed elevatori della scapola. Qualora l’allineamento della testa e della colonna vertebrale non fosse idoneo, il collo tende a subire effetti degenerativi di usura e pertanto hanno un ruolo fondamentale le condizioni strutturali della colonna vertebrale quali ipercifosi dorsale e iperlordosi lombare, ma detengono ruolo concausale anche altri fattori come la malaocclusione dentaria, la sedentarietà e le difficoltà visive come la diplopia. Altro elemento causale piuttosto ricorrente è lo stato di tensione emotiva reiterato da cui derivano atteggiamenti posturali errati che danno origine a contratture ed irrigidimenti dei muscoli del collo e della spalla, che sono paradigmatiche della cefalea di tipo tensivo.

La cervicalgia di natura vertebrale ha soprattutto caratteristiche croniche ed è quella che consegue alla cervicoartrosi o spondilosi cervicale. Siamo di fronte ad una patologia degenerativa del rachide cervicale, che va insieme a deformazioni ipertrofiche delle vertebre cervicali, per la presenza di osteofiti che rendono più stretto il canale midollare e provocano una riduzione del diametro dei forami vertebrali predisponendo ad un’eventuale sindrome che comprime i nervi o il midollo nei casi di stenosi del canale spinale.

Questa è una condizione che tende a degenerare con il trascorrere del tempo, anche se non velocemente, e coinvolgendo le strutture nervose del tratto cervicale può dare origine ad una radicolopatia oppure ad una mielopatia spondilosica.

I sintomi della cervicalgia

I sintomi della cervicalgia possono essere distinti in:

  • Sintomi osteo – muscolari: la cervicalgia è avvertita come un dolore continuo e di entità mutabile all’altezza del collo. Il dolore ha le caratteristiche del “torcicollo”, che impedisce i naturali movimenti della zona cervicale, con difficoltà di vario tipo a girare la testa o a piegarla verso lo sterno (rigidità). Il dolore può essere accompagnato da sintomi satelliti quali possibili rumori e schiocchi e sensazione di avere “sabbiolina” fra le vertebre e indolenzimento delle spalle e della schiena con annessa difficoltà a restare molto tempo in piedi. L’intensità della cervicalgia, oltre ad essere collegata alla soglia del dolore di ogni individuo, è in dipendenza della causa che l’ha generata per cui se è stata causata da un colpo di frusta il dolore ha carattere trafittivo molto superiore a quello causato da una posizione errata che si ha durante il riposo.
  • Sintomi neurologici: sono caratterizzati da intorpidimento e formicolio localizzato, brachialgia, debolezza del braccio e della mano ma talvolta possono presentarsi parestesie, sotto forma di formicolii o sensazioni di calore, in diverse parti del corpo.
     
    Altri sintomi meno specifici consistono in:

    • un senso di instabilità mentre si sta in piedi a occhi chiusi e disturbi dell’equilibrio nelle variazioni di posizione (da sdraiato a in piedi);
    • disturbi nel sonno;
    • fascicolazioni;
    • disturbi dell’udito, con particolare riferimento ad acufeni (ronzii ad un orecchio); molto di rado, ischemia vertebro – basilare da compressione di un’arteria vertebrale da parte di osteofiti decisamente pronunciati.

     
    In base a quali prevalgano o se si presentino insieme vari sintomi osteo – muscolari e neurologici, la cervicalgia può in tre diverse varianti:

    • Cervicalgia semplice in cui il dolore è riferibile al collo ed è caratterizzata esclusivamente da sintomi osteo – muscolari.
    • Cervico – brachialgia con dolore sino al braccio accompagnato da fenomeni neurologici.
    • Sindrome cervico – cefalica, qualora si presentino sintomi secondari come cefalea, vertigini, acufeni ecc.ecc.
cause e sintomi della cervicalgia

Diagnosi di cervicalgia

La cervicalgia è una patologia ad eziopatogenesi multipla, pertanto la diagnosi di natura è importante per iniziare un’idonea terapia. È chiaro che questo rende indispensabile un’attenta indagine anamnestica per approfondire le modalità di insorgenza della cervicalgia, ovvero se ha avuto origine all’improvviso o in maniera progressiva, le caratteristiche di irradiazione del dolore e l’eventuale concomitanza di ulteriori disturbi, riservando una specifica attenzione alla tipologia di lavoro svolto ed alle annesse modalità operative.

A seguire si effettua con l’esame locale, alla ricerca di eventuali trigger points, focalizzandosi sulla mobilità del rachide cervicale e di tutto il rachide, la postura e le caratteristiche dell’andatura. L’esame delle funzioni neurologiche sensitive e motorie deve essere svolto con molta attenzione, andando a valutare la motilità e la forza e la simmetricità dei riflessi osteo – tendinei ai quattro arti, la sensibilità del tatto e in particolare quella vibratoria, il trofismo muscolare degli arti e la possibile presenza di ipotrofie distrettuali.

Gli approfondimenti strumentali vanno dalla radiografia specifica del rachide cervicale alla Risonanza Magnetica Nucleare, che ha praticamente sostituito la TAC e che per permette di trovare un ipotetico coinvolgimento del midollo spinale o di qualche radice spinale quale conseguenza di erniazioni dei disco intervertebrale. Qualora si riscontrasse una problematica disco – radicolare o una compressione della corda midollare devono essere effettuati ulteriori indagini neuro –diagnostiche come l’Elettromiografia o altrimenti dei Potenziali Evocati Somato – Sensoriali.

La diagnosi differenziale consente, invece, di escludere altre patologie come:

  • sindrome del tunnel carpale,
  • l’artrite,
  • la fibromialgia,
  • la sclerosi multipla,
  • la spondilite,
  • le miopatie,
  • la miastenia gravis,
  • l’insorgere di masse nel midollo spinale,
  • la sclerosi laterale amiotrofica,
  • patologie di carattere neuromuscolare o muscolo – scheletriche varie.

Una cervicalgia, collegata a traumi o prestazioni fisiche con carattere di straordinarietà o posture errate durante la propria attività professionale o durante il riposo, è una forma semplice che ha origine muscolare e che quindi non comporta rischi. Se, al contrario, si tratta di una tipologia inveterata, venuta fuori progressivamente con disturbi neurologici, come alterazioni della forza o della sensibilità, è importante effettuare una valutazione specialistica alla luce dell’eventualità che possano essere coinvolte strutture nervose che potrebbero deteriorarsi in maniera irreversibile.

Esiste poi la cervicalgia di tipo trafittivo che si presenta con caratteristiche improvvise con cefalea parossistica. Potremmo trovarci di fronte ad un’emorragia subaracnoidea da lesione di aneurisma che, se non affrontato immediatamente, può essere fatale per la stessa vita del paziente.
La cervicalgia è da considerarsi seria qualora si manifesti con i seguenti sintomi:

  • stato febbrile,
  • mal di testa con nausea e vomito,
  • difficoltà nella coordinazione nel camminare,
  • cambiamenti dello stato di coscienza con particolare riferimento a stati confusionali.

Chiaramente questi sintomi non corrispondono necessariamente ad una situazione emergenziale, ma è bene sottoporsi alle verifiche di uno specialista.

Terapie farmacologiche

Non tutti i tipi di cervicalgia richiedono l’utilizzo di farmaci. Diverse tipologie di cervicalgia semplice, connesse a stiramento delle strutture muscolo – legamentose e tendinee del collo passano in uno o due giornate. In questi casi sono utili i trattamenti di caldo – freddo (impacchi), per lenire lo stato infiammatorio, e i massaggi rilassanti della muscolatura.

Qualora il fastidio avesse caratteristiche episodiche ma acute, si assumono solitamente per una decina di giorni farmaci analgesici o antinfiammatori non steroidei. Se la cervicalgia è dovuta ad un trauma come un colpo di frusta è consigliabile mettere un collare con l’assunzione di farmaci miorilassanti.

Fisioterapia, la ginnastica posturale

Un rimedio per i dolori cervicali è la ginnastica posturale. I trattamenti per la cervicale si fondano sull’attività di allungamento e stretching ma anche di rinforzo dei muscoli per dare maggior sostegno alla colonna vertebrale.

La ginnastica posturale è molto utile per incrementare l’ampiezza del movimento delle vertebre cervicali evitando la rigidità.
L’esercizio iniziale è per l’artrosi cervicale, semplice da eseguire anche di fronte al proprio computer. Posizionare la schiena dritta allo schienale della sedia e piegare il collo lateralmente in maniera lenta alternando destra e sinistra. Il fine dell’esercizio è rendere il collo elastico: il capo dovrà avvicinarsi il più possibile alle spalle. Per questa ragione si dovrà mantenere in tensione per qualche secondo il capo piegato verso la spalla. Dopodiché ritornare nella posizione iniziale. Occorre avere premura nell’evitare movimenti eccessivamente rapidi. Chi soffre di cervicalgia, talvolta, ha i muscoli eccessivamente rigidi con possibilità di contratture o stiramenti.

Rimanendo seduti, è possibile effettuare altri esercizi di ginnastica posturale indicati per la cervicale. Una delle principali attività della ginnastica posturale per la cervicale è la flessione del collo in avanti e indietro. All’apparenza sembrerebbe essere elementare ma è importante avere attenzione alla lentezza del movimento, mantenendo costantemente la schiena dritta contro lo schienale. Si può portare il mento sino al petto con lo scopo di alleviare la tensione dei muscoli del collo e lenire i fastidi cervicali.

Per la rotazione del collo, ci si può alzare in piedi mantenendo la schiena dritta e la testa leggermente piegata a destra, poi indietro, sinistra e in avanti. Si deve portare a compimento un movimento gradatamente rotatorio al fine di sciogliere i muscoli del collo e la tensione dei muscoli stessi. Anche in questo caso è fondamentale evitare movimenti bruschi e mantenere le spalle rilassate. L’esercizio va reiterato per almeno un paio di volte, alternando la rotazione da sinistra a destra e poi da destra a sinistra.
Esistono esercizi di ginnastica posturale che interessano anche le braccia. In uno di questo si inizia in piedi flettendo lateralmente il collo. Con la mano del lato verso il quale ci si piega spingere la testa verso terra facendo presa dall’orecchio opposto. L’altro braccio, allo stesso tempo, si piega a 90° e la mano va dietro la schiena, in una posizione che va mantenuta per almeno una ventina di secondi prima di passare all’altro lato e proseguire la serie. Prendendo spunto dallo schema iniziale, piegando dunque il lato del collo a destra e poi a sinistra, si può prendere la mano del lato verso cui è piegata la testa e provare ad afferrare il polso del braccio opposto, tirandolo gradatamente verso il basso. Così facendo la muscolatura del trapezio saranno in tensione con i muscoli della spalla. Questa postura va tenuta per almeno 15 secondi. Dopodiché cambiare lato.

C’è poi l’esercizio del “Cobra pronato”, studiato per rafforzare i muscoli scapolari, del collo e della schiena superiore. Ci si pone sdraiati in posizione prona con il ventre a terra e il viso in giù per utilizzare la forza di gravità come resistenza muscolare. Portare le braccia ai lati del corpo e avvicinare le scapole fra di loro. In seguito sollevare le mani da terra con il palmo rivolto verso il pavimento stesso. I gomiti ruoteranno per portare il palmo in fuori e il pollice verso l’alto. In conclusione alzare la fronte di circa un centimetro mantenendo lo sguardo dritto per una decina di secondi. Ripetere l’esercizio per almeno 5 volte.

Ci sono poi i cosiddetti esercizi di retrazione cervicale utili ad alleviare i dolori al collo, attraverso movimenti che rafforzano la muscolatura dorsale ed allungano anche quelli della zona sub – occipitali e scaleni. Altresì, si piegano anche le prime due vertebre dell’atlante e dell’epistrofeo per estendere la cervicale media e bassa intervenendo su diversi fronti.
Mettersi in piedi con la schiena addosso ad una porta. Portare i piedi a circa 3 centimetri di distanza in avanti. Si comincia ad agire sulla retrazione del mento e la rettilineizzazione del collo. La colonna vertebrale va tenuta bloccata mentre si porta indietro il capo fino a quando la parte posteriore non vada a contatto con la porta. Il cranio va mantenuto contro la porta per almeno 5 secondi. Effettuare almeno una decina di ripetizioni.

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Terapie manuali, L'osteopatia

In seguito ad una meticolosa analisi della problematica, l’osteopata utilizza tecniche per inibire il sistema muscolo – legamentoso quali digitopressione e tecniche di soft tissues come trattamento iniziale. Dopodiché si fa ricorso a tecniche di mobilizzazione articolare delle vertebre per arrivare al range articolare perso e in seguito liberare le faccette articolari.

Inoltre, nel caso in cui il paziente desse il proprio benestare, l’osteopata può effettuare alcune manovre di spinta ad alta velocità e a ridotta ampiezza in grado di migliorare il quadro sintomatologico.

La tecarterapia per la cura della cervicalgia

Terapie strumentali, la tecarterapia e la magnetoterapia

La Tecarterapia allevia il dolore alla zona cervicale, le contratture dei muscoli del collo associate a vertigini, riducendo lo stato infiammatorio. Dal punto di vista vascolare, la Tecarterapia interviene ridando equilibrio alla permeabilità delle membrane cellulari, stimolando i linfonodi ad espellere più agevolmente le scorie. L’incremento delle attività metaboliche, la riduzione della viscosità muscolare, lo stimolo alla rigenerazione dei tessuti da parte della Tecarterapia sono molto indicate per combattere i problemi alla cervicale.

La Tecarterapia prevede una serie di sedute da eseguire tutti i giorni. Ognuna di esse dura circa mezz’ora. In base alla complessità del caso, la seduta può anche prolungarsi. La Tecarterapia ha effetti positivi molto rapidamente, essi durano nel tempo.

Magnetoterapia
In caso di cervicalgia, ci sono diverse strade da poter percorrere come è stato illustrato. Si va dall’assunzione di farmaci analgesici al ricorso al collare ortopedico, sino, in casi di compressione del midollo spinale o dei nervi, all’operazione chirurgica. Superata la fase iniziale di cura è sovente consigliata l’elettromagnetoterapia a bassa frequenza.

Come capita in ogni patologia artrosica, essa stimola l’irrorazione vascolare contemporaneamente interviene positivamente sulla ripolarizzazione delle cellule muscolare impegnate nella contrazione con una importante azione antidolorifica e antinfiammatoria sulla zona interessata.

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