Artrosi all’Anca, l’idrokinesiterapia cosa fare!

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Coxoartrosi dell'anca, cos'è

L’artrosi all’anca conosciuta anche come coxartrosi, è un fastidioso disturbo.
Capiamo al meglio quali sono le caratteristiche e soprattutto quali posso essere le possibili soluzioni, partiamo da un concetto fondamentale:

Cos’è l’artrosi?
Il punto dove due ossa entrano in contatto si chiama articolazione. Per favorire lo scorrimento delle due ossa all’interno dell’articolazione le ossa sono rivestite di una sostanza altamente scivolosa: la cartilagine.
Tutta l’articolazione è compresa all’interno della capsula articolare che ha il ruolo di tenere insieme le ossa e di produrre, tramite la sua membrana interna, il liquido sinoviale.
Le due ossa che si articolano nell’anca sono la testa del femore, che ha la forma di una sfera, e una particolare parte del bacino avente forma ci cavità denominata acetabolo.

Artrosi dell'anca primi sintomi ed evoluzione

Nel tempo la cartilagine può andare incontro a fenomeni di usura, fenomeni che hanno diversi stadi e che chiamiamo in genere artrosi.
Artrosi vuol dire proprio degenerazione dell’articolazione.
A livello radiologico il primo segno di sofferenza può essere il fatto che i capi ossei sembrano come rimarcati e quindi appaiono più bianchi.
Questo fenomeno indica che l’osso che si trova sotto la cartilagine sta reagendo ai traumatismi della vita quotidiana ispessendosi.

Successivamente a livello radiologico possiamo osservare una riduzione dello spazio tra le due ossa che è segno di usura della cartilagine. Col tempo questo spazio diminuisce sempre di più rendendo impossibili e dolenti i movimenti. Molto spesso ai margini dell’articolazione compaiono delle escrescenze fosse denominate osteofiti.

Il paziente percepisce dolore inguinale e solo talvolta dolore nella parte laterale o posteriore della coscia.
Inoltre, il dolore può estendersi nella parte interna della coscia arrivando al ginocchio.
I movimenti di apertura della coscia che servono per uscire e scendere dalla macchina diventano via via più dolenti e sempre più difficili.

L’estensione dell’anca diminuisce e ciò è dimostrato da un retropasso più corto. I movimenti a perno sull’anca risultano molto dolorosi e i pazienti tendono ad avere difficoltà a fare semplici gesti come l’accavallare le gambe.

A volte, alcuni pazienti non percepiscono dolore inguinale ma semplicemente dolore che si irradia nella parte interna del ginocchio e questo può far pensare che il problema sia a quel livello ma un’analisi approfondita può facilmente dirimere ogni dubbio.

artrosi-anca-idrokinesiterapia

Come si può chiaramente vedere nell’immagine l’anca di sinistra è artrosica in quanto lo spazio nero costituito dalla cartilagine che separa le due ossa non è più praticamente presente.
Inoltre anche nell’anca di destra ritroviamo alcuni segni iniziali di artrosi come il fatto che le superfici articolari sono più bianche rispetto al resto dell’osso e la riduzione del normale spazio articolare. Ovviamente, dalla comparsa dei primi sintomi all’artrosi grave mostrata nella radiografia possono passare diversi anni.

Artrosi dell'anca cosa fare

Cosa fare quando insorgono i primi sintomi dell’artrosi dell’anca?

La prima azione è quella di rivolgersi da uno specialista ortopedico per confermare la diagnosi iniziale di coxortrosi dell’anca.

Il trattamento migliore per mantenere tonici i muscoli e preservare l’ampiezza di tutti i movimenti è sicuramente l’idrokinesiterapia.

L’acqua offre degli indubbi vantaggi in quanto consente di muovere l’articolazione senza carico o con carico parziale.

Inoltre i movimenti in acqua sono facilitati a vantaggio del rinforzo muscolare. Il mantenimento di forza e articolarità consentono inoltre di limitare l’andamento della patologia.

L’idrochinesiterpia, così come la fisioterapia, offrono il vantaggio di procrastinare l’intervento chirurgico di protesizzazione dell’articolazione.

I farmaci per l'artrosi dell'anca

I famosi farmaci condroprotettori o le infiltrazioni di acido ialuronico possono essere dei presidi da utilizzare per arginare, per quanto possibile il processo involutivo dell’articolazione.

Così come, somministrati in maniera adeguata, gli antinfiammatori aiutano ad alleviare il dolore e la degenerazione della malattia

Sicuramente alcune accortezze più naturali coma la perdita di peso e l’esercizio costante possono aiutare a mantenere la mobilità articolare .

Quando il dolore e la limitazione funzionale determinano un impatto rilevante sulla qualità della vita è il momento di pensare all’intervento chirurgico di protesi dell’anca.

Come evitare l'intervento di protesi all'anca

Prima di arrivare a fare la scelta di intervenire chirurgicamente con la protesi dell’anca, si possono tentare vari trattamenti:

  • utilizzare e aiutarsi con supporti di deambulazione come le stampelle,
  • assumere farmaci antinfiammatori o antidolorifici e infiltrazioni di acido ialuronico,
  • perdere peso per chi è obeso,
  • eseguire esercizi fisici mirati e costanti, con lo scopo di rafforzare, mantenere l’elasticità e il tono dei muscoli che sostengono l’articolazione stessa e migliorare la mobilità articolare.

Quando tutto questo non è sufficiente e la coxoartrosi è troppo avanzata purtroppo l’intervento chirurgico non si può più evitare.

Protesi dell'anca l'intervento chirurgico quando è necessario

L’intervento di protesi all'anca

L’intervento chirurgico di protesi d’anca consiste nel sostituire gli estremi logorati dal processo degenerativo del femore e dell’acetabolo.

L’intervento richiede circa una settimana di degenza. Si esegue praticando un’incisione di 10 centimetri circa sulla parte laterale della coscia. Questa incisione consente di accedere facilmente all’articolazione e di rimuovere le parti che andranno sostituite con elementi metallici separati tra loro da un materiale di plastica (polietilene) che consente un elevato scorrimento simile a quello garantito dalla cartilagine.

L’utile dubbio che dobbiamo sciogliere sulle protesi è la durata.

Una protesi ben posizionata con un utilizzo normale può durare dai 15 ai 20 anni.
Successivamente, possono verificarsi dei fenomeni di mobilizzazione dello stele protesico che possono richiedere un nuovo intervento con l’utilizzo di uno stele più lungo che assicuri maggior stabilità.
Per questo si consiglia di aspettare quanto più ragionevolmente è possibile prima di effettuare il primo intervento di protesizzazione e di gestire con la fisioterapia convenzionale,l’idrokinesiterapia e le infiltrazioni.

Negli anni passati gli interventi di protesi venivano consigliati e si eseguivano solo dopo i 60 anni, ora grazie alle innovazioni nelle tecniche protesiche, esiste l’intervento di protesi mini invasiva che si può praticare a tutte le età. Ovviamente la scelta di questo intervento avviene dopo la valutazione di alcuni fattori importanti come:

  • la storia clinica
  • gli esami radiografici
  • la funzionalità da recuperare
  • quanto il paziente ha risposto bene alle terapie conservative come fisioterapia e idrokinesiterapia

La riabilitazione per l'artrosi dell'anca e dopo l'intervento di protesi

Gia dal giorno dopo l’intervento chirurgico è possibile iniziare il piano riabilitativo che consiste in esercizi di rinforzo muscolare ed esercizi articolari. Per i primi 20-25 giorni di riabilitazione è necessario evitare alcuni movimenti perché potrebbero favorire la lussazione dell’anca.

Il carico può essere concesso fin da subito se la protesi è cementata all’osso mediante opportune sostanze mentre va concesso in maniere progressiva se la protesi è ad incastro biologico. In quest’ultimo tipo di protesi si aspetta che l’osso cresca all’interno di piccoli forellini contenuti nella protesi stessa e questo sistema garantisce la tenuta della protesi.

Dopo i primi 20 giorni è possibile iniziare un programma terapeutico più intenso che comprende esercizi a secco e in acqua.

Gli esercizi di fisioterapia a secco comprendono il rinforzo muscolare, l’equilibrio e lo coordinazione.
Di grande importanza sono anche gli esercizi di recupero dello schema del passo.
Come quello in video:

Esercizi per l'anca

Purtroppo, essendo l’artrosi dell’anca una patologia degenerativa, prima che il paziente avverta dolore il corpo attua tutta una serie di compensi per evitare il dolore stesso.

Per questo i pazienti operati, sebbene abbiano un’ottima articolarità mantengono spesso dei “vizi” durante la deambulazione. È necessario che il terapista lavori in maniera oculata sullo schema del passo e sul recupero di una corretta deambulazione oppure intervenire anche con l’osteopatia per correggere alcuni squilibri.

Questo tipo di recupero può essere fatto ancora più vantaggiosamente con l’idrokinesiterapia, in quanto l’assenza di carico e la naturale facilitazione fornita dall’acqua consente di recuperare più agevolmente. Inoltre, offrendo l’acqua una grande resistenza al movimento, consente un adeguato recupero muscolare.

Un piano d’intervento completo deve inoltre dare particolare attenzione al rinforzo del muscolo media gluteo.

artrosi-anca-idrokinesiterapia

Questo muscolo è quello che ci consente di sollevare lateralmente la coscia.
Come abbiamo detto l’artosi d’anca blocca il movimento di apertura quindi, i pazienti con coxartrosi, non riescono ad esercitare questo muscolo per molto tempo con conseguente ipotonotrofia.

Questo muscolo poco valido determina un piccolo movimento del bacino durante la deambulazione noto come segno di trendelemburg.

La riabilitazione di questo muscolo richiede sia esercizi in acqua che esercizi di fisioterapia a secco.

Molto spesso i pazienti chiedono per quanto tempo è necessario portare le stampelle (bastoni canadesi) dopo l’intervento chirurgico.
Sebbene dopo il primo mese la stabilità della protesi è sufficientemente elevata e il rischi di lussazione praticamente nullo consigliamo sempre di portare un bastone per un tempo maggiore perché il rischio di caduta è elevato a causa della debolezza muscolare e del deficit propriocettivo.

Questo è l’ultimo punto, ma non per importanza, del trattamento riabilitativo.
La propriocezione è il senso di posizione e di movimento di un arto nello spazio, è dovuto a tutta una serie di informazioni che il cervello recepisce dai muscoli, dai legamenti e dalle capsule.
Dato che la capsula e i muscoli sono stati incisi per effettuare la sostituzione protesica è bene allenare i recettori residui affinchè diano più informazioni. Ciò è possibile farlo con le tavole instabili e con altri esercizi specifici.

Esercizio di riabilitazione dell'anca con l'idrokinesiterapia

Ricondizionamento Funzionale dell'anca con tavoletta

Ovviamente la riabilitazione in acqua sopratutto per l’artrosi d’anca e tutti i traumi dell’anca è la più consigliata.
Questo perché fondamentalmente riduce l’effetto peso, fa in modo che l’articolazione si muova senza il carico del peso del corpo come se fosse in assenza di gravità.
Oltretutto nella vasca di Villa Ardeatina c’è la possibilità di immergersi completamente e non solo parzialmente in acqua alla giusta temperatura per eseguire il trattamento con i fisioterapisti laureati e specializzati in questo trattamento!

GUARDA QUESTO ARTICOLO sull’Idrokinesiterapia per l’anca

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