È quindi evidente che l’ernia cervicale, nonostante non si tratti di una patologia decisamente grave, rimane comunque una condizione che può ridurre fortemente la qualità della vita delle persone che ne sono colpite, sia in ambito professionale sia per quanto concerne tutti gli altri aspetti della quotidianità, dalle relazioni, allo svago, allo sport.
- una porzione periferica,
- una porzione centrale detto nucleo polposo
- una placca finale.
Qualora gli sforzi a cui i dischi intervertebrali sono sottoposti sono eccessivi o se, a causa di fenomeni di usura, si ha una degenerazione dei dischi può verificarsi, sotto la spinta del nucleo polposo, una rottura dell’anulus con successiva ernia discale, ovvero fuoriesce il nucleo polposo dalla sua sede naturale.
Sostanzialmente alla base di un’ernia cervicale ci sono traumi o fenomeni usuranti, diversi esempi sono riconducibili a problematiche come:
- colpo di frusta,
- difficoltà muscolari e debolezza dei tessuti legamentosi,
- posture errate durature nel tempo,
- tensione muscolare cronica su testa e spalle,
- artrosi cervicale,
- incremento dei carichi sul rachide cervicale,
- indebolimento dei dischi intervertebrali con l’avanzare dell’età,
- vibrazioni all’altezza del rachide cervicale,
- sollecitazioni reiterate a lungo nel tempo.
Quando parliamo di ernia cervicale, è importante specificare se intendiamo un’ernia cervicale molle o un’ernia cervicale dura. Nel primo caso si intende un’erniazione che interessa esclusivamente il nucleo polposo, mentre nel secondo caso si tratta di un’ernia cervicale in cui si verifica una degenerazione del nucleo polposo con osteofitosi (formazione di osteofiti) dei corpi vertebrali. In alcuni casi l’ “ernia cervicale dura” è anche denominata osteofitosi margino – somatica.
L’ernia cervicale molle è causata dall’usura e dalla degenerazione del disco intervertebrale, nella maggior parte delle volte dopo un trauma (ad esempio colpo di frusta). Molto spesso, per circa l’80 percento dei casi, l’ernia cervicale molle è rilevata a livello delle vertebre C6 e C7, mentre in altri casi tra la vertebra C5 e la vertebra C6. Le persone più soggette a questa variante di ernia sono individui al di sotto dei cinquant’anni. I sintomi che la contraddistinguono sono il dolore al collo che interessa anche al braccio, fastidio di maggiore intensità quando ci si sveglia, torcicollo e senso di rigidità all’altezza della cervicale.
L’ernia cervicale dura è meno ricorrente: alcune volte è associata ad una stenosi del canale neurale. I sintomi, che solitamente vengono fuori gradatamente, è caratterizzata da un dolore radicolare al quale sono spesso accompagnate difficoltà muscolari e alterazioni dei riflessi osteo – tendinei.
La compressione che si verifica, in presenza di ernia, sulla radice nervosa può anche generare a difficoltà nel moto, parestesie e debolezza delle articolazioni. In diverse situazioni l’ernia cervicale può fare pressione sul midollo spinale e questo genera ad una situazione conosciuta come mielopatia cervicale.
Si tratta di una patologia degenerativa su base artrosica che di solito emerge in maniera progressiva e in età avanzata; il sintomo più frequente è una certa difficoltà nella deambulazione connessa ad un senso di debolezza agli arti inferiori accompagnata ad un senso di pesantezza delle braccia e una sensazione di mancanza di agilità delle mani.
Per l’evidenziazione della componente ossea, la TAC risulta essere più sensibile della risonanza magnetica. In caso di diagnosi di ernia si può ricorrere anche all’elettromiografia, mielografia e discografia. In questi ultimi due casi, siamo in presenza di esami decisamente invasivi.
La discografia prevede l’iniezione di un mezzo contrasto in zona cervicale con l’obiettivo di rintracciare precisamente l’origine del dolore. Normalmente si ricorre a questo test nel momento in cui il dolore è così forte da far prendere in considerazione un intervento chirurgico. La discografia è sempre accompagnata ad una tomografia computerizzata al fine di avere più informazioni possibili.
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Per questa ragione sono solitamente utilizzati i FANS o, qualora si voglia che l’azione sia più forte, farmaci a base di cortisone accompagnati ad antidolorifici. In presenza di spasmi muscolari può essere consigliato, congiuntamente a farmaci miorilassanti, l’uso di un collare. Infatti l’irritazione meccanica provocata dai movimenti del collo può aggravare molto i sintomi.
È importante anche la scelta del cuscino che si utilizza durante il sonno. In caso di ernia cervicale è consigliabile usare più di un cuscino con il collo maggiormente piegato e incrementando lo spazio per lo scorrimento delle radici nervose oggetto dello stato infiammatorio. Come per numerosi altri casi, anche per l’ernia cervicale, il trattamento fisioterapico deve essere composto da terapia manuale ed esercizi.
Le trazioni cervicali, il glide cervicale laterale e le mobilizzazioni delle radici nervose sono trattamenti riconosciuti come idonei dalla letteratura e dalla pratica clinica. Sono, al contrario, decisamente sconsigliate le manipolazioni vertebrali in particolare in caso di radicolopatia cervicale. Diversi esercizi per l’ernia cervicale possono altresì facilitare un riequilibrio della muscolatura del collo, sovente disfunzionale in questi pazienti: esercizi per il flessore profondo e per il muscolo trapezio inferiore e gran dentato possono comporre un adeguato alleato all’interno di un piano di trattamento razionale e ben calibrato.
La rieducazione posturale Mezieres è uno dei trattamenti più indicati per avere dei risultati a lunga gittata. Occorre precisare che questa metodologia non è affatto rapida, anzi è talvolta definito lento. Si tratta, infatti, di una seduta settimanale per almeno due o tre mesi. La lunghezza del percorso è dovuta al fatto che i mutamenti posturali hanno bisogno di almeno sette giorni per essere metabolizzati e offrire un reale vantaggio. Sarà, dunque, opportuno dividere l’intervento di riabilitazione in una fase acuta (per contrastare la sintomatologia) e una fase riabilitativa conservativa per intervenire sulla causa.
La tecarterapia, nata circa un ventennio fa per la medicina dello sport, oggigiorno è usato anche in caso di patologie osteo – articolari e muscolari nelle fasi gravi, croniche e traumatiche. È consigliabile sottoporsi a sedute di tecar in caso di stato infiammatorio di un disco e quindi in presenza di ernia, di protusioni o artrosi.
È importante che l’addetto intervenga con lo strumento nelle zone interessate da contrattura antalgica che provocano limitazioni nei movimenti e la mobilità della testa nei diversi piani dello spazio. Solitamente si effettua una seria di circa dieci sedute e le risultanze giungono gradatamente con il passare delle sedute e dopo circa una decina di giorni dalla conclusione del ciclo di tecarterapia.
Qualora si presenti un’ernia cervicale è utile sottoporsi anche a sedute di magnetoterapia. Quest’ultima agevola l’irrorazione vascolare. Allo stesso modo, agevola la ripolarizzazione delle cellule dei muscoli direttamente interessate nella contrazione. In questo modo la magnetoterapia esercita una decisa azione antidolorifica e antinfiammatoria.
