Immaginiamo una palla che può scivolare su di un piano muovendosi in tutte le direzioni possibili, questo sarebbe il risultato se i capi articolari di femore e tibia non fossero fortemente vincolati da stabilizzatori sia attivi che passivi dell’articolazione.
Gli stabilizzatori passivi sono considerate tutte le strutture che fanno una resistenza puramente meccanica all’escursione articolare, come i menischi, i legamenti e la capsula articolare.
Gli stabilizzatori attivi invece sono le strutture muscolari che con la loro contrazione impediscono l’insorgenza di traslazioni o torsioni nocive all’articolazione stessa. Ricoprono questo ruolo il muscolo quadricipite, i muscoli della zampa d’oca ed il tensore della fascia lata, ischio crurali e popliteo.
Questo ci consente di capire l’importanza di questo tipo di riabilitazione per una veloce ripresa dell’attività motoria, evitando di incorrere in blocchi articolari o perdite di schemi motori che a tutt’oggi allungano i tempi di ripresa del singolo paziente.
L’acqua lo aiuta inoltre ad ottenere un effetto drenante e quindi anti edemigeno sull’articolazione interessata, mentre le caratteristiche proprie del mezzo consentono un allenamento a carichi crescenti che ricerca la stabilizzazione dell’articolazione attraverso l’aumento della propriocezione e l’aumento delle masse muscolari che fungono da stabilizzatori attivi dell’articolazione.
Così allenamenti dello schema del passo, potenziamenti muscolari, mobilizzazioni articolari, allenamento dell’equilibrio e della percezione articolare, risultano efficaci e totalmente prive di possibili shock per una rieducazione serena e a traumatica.
Già da questi due soli esempi si denota l’impatto che l’idrokinesiterapia ha non solo sui tempi di recupero ma alla fine anche sul risultato a termine del ciclo riabilitativo.
Più recentemente, sul finire degli anni ‘80 sulla pista tracciata da alcuni medici sportivi americani, anche in Italia cominciarono a sorgere i primi centri fisioterapici dotati di piscina riabilitativa.
Oggigiorno è ormai universalmente riconosciuta l’efficacia della terapia in acqua per il trattamento riabilitativo di pazienti con affezioni sia di natura ortopedica che neurologica.
Le caratteristiche fisiche sfruttate dall’acqua sono:
- Temperatura: compresa tra i 32 e 34 gradi che consente un’azione miorilassante del distretto interessato con conseguente diminuzione dello stimolo doloroso.
- Principio di Archimede: che alleggerisce il carico sulle articolazioni. Fornendoci la possibilità di reintrodurre velocemente schemi motori funzionali.
- Pressione idrostatica: grazie alla quale si migliora l’equilibrio e la propriocezione.
- Indice di viscosità: permette alla resistenza fatta dal fluido di allenare le masse muscolari senza l’utilizzo di sovraccarichi e di modularne l’intensità in base alla velocità.
Pensiamo a come questo possa essere applicato sia ad eventi traumatici che coinvolgono l’articolazione del ginocchio come fratture o interventi chirurgici ricostruttivi che a patologie degenerative come l’artrosi o le degenerazioni meniscali.
Il paziente dovrà munirsi di costume, preferibilmente olimpionico, accappatoio, ciabattine in gomma e cuffia, l’accesso in acqua avverrà dopo una doccia calda per assicurare la massima igiene a tutti gli usufruitori del servizio.
La durata di ogni singola seduta è di circa sessanta minuti, sempre guidati dalla supervisione di un fisioterapista specializzato che si preoccuperà di effettuare una valutazione all’inizio e alla fine dell’intero ciclo terapeutico per valutare gli effettivi risultati ottenuti.
Essendo una terapia a tutti gli effetti ha bisogno della prescrizione medica che non solo autorizza il terapista ad effettuare i trattamenti, ma che guida l’operatore attraverso tutto il percorso terapeutico, rendendogli note patologie pregresse o particolari stati di salute del paziente.
Come tutte le terapie anche l’idrokinesi ha delle controindicazioni.
- Ferite aperte o lesioni cutanee estese.
- Insufficienza cardiaca.
- Insufficienza respiratoria.
- Mancato controllo degli sfinteri.
- Malattie infettive.
- Stati alterati della coscienza che possono essere all’origine di comportamenti pericolosi.
- Sinusiti ed otiti.
- Sarà ovviamente cura del medico e degli operatori valutare i singoli casi.
